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Dopo averlo tanto desiderato, finalmente il test di gravidanza è risultato positivo. “Amore aspettiamo un bambino!” E ora? Come vivono i padri la gravidanza? In queste occasioni si presta da sempre molta attenzione al vissuto emotivo e psicologico della donna in attesa, meno a quelli dei futuri papà. Spesso molti uomini riportano la sensazione di sentirsi esclusi: le considerazioni mediche, le preoccupazioni e le attenzioni di famiglie e amici sono tutte dedicate alla futura mamma.

Si dà per scontato che il padre debba mettere da parte il proprio mondo interno e limitarsi a fornire sostegno e attenzione devota alla compagna, da una posizione di osservatore e non di “coprotagonista”.
Ma, come le donne, anche gli uomini devono affrontare vari passaggi per diventare, in senso psicologico, padri. E molto di questo lavoro interiore avviene, proprio come per la donna, durante i nove mesi della gestazione.

Per supportare i futuri papà, abbiamo raggiunto la dottoressa Rossella Aromando, Psicoterapeuta e Specialista in terapia relazionale integrata del team di Neuropedatria e Psicologia Clinica dell’età evolutiva Bios.

 

Dottoressa Aromando, i futuri papà spesso si sentono spaesati, non sanno che cambiamento li attende e come diventeranno…
“La costruzione del ruolo genitoriale e, nello specifico, dell’identità paterna è frutto di un percorso psicologico che prevede numerose sfaccettature e che spesso parte da un processo di apprendimento. Processo che può avvenire attraverso l’insegnamento, ad esempio nel rapporto “padre-figlio”, oppure per prove ed errori, quindi per tentativi, oppure ancora per imitazione. Nel passato la paternità si è principalmente basata sul modello imitativo e su una regolarità e coerenza dei ruoli. Per sentirsi un buon padre di famiglia e per conquistare il rispetto e il riconoscimento della società, doveva essenzialmente occuparsi del supporto economico, della protezione e della disciplina dei propri figli. Oggi questo prototipo di paternità non è più concepibile perché anacronistico e i neopapà sono chiamati a “sperimentarsi” con un nuovo modello che non ha precedenti e che li coinvolge in molteplici funzioni che non si limitano agli aspetti educativi, ludici o di sostentamento della famiglia, ma che comprendono elementi che, fino a pochi decenni fa, erano considerati di esclusiva competenza femminile. Mi riferisco agli aspetti più emotivi, all’attenzione e all’ascolto dei propri figli, alla cura del neonato, al desiderio di condividere e vivere attivamente il periodo della gravidanza”.

Cambiamenti interiori, momenti di panico e nuove responsabilità… anche per i futuri papà dunque…
“La cultura prevalente nella nostra società ha da sempre alimentato lo stereotipo secondo il quale la mascolinità mal si concilierebbe con l’espressione dei sentimenti, indicando come disdicevole per l’uomo fare riferimento al proprio mondo privato e personale (Connell, 1996; Bellassai, 2004). Di conseguenza, anche di fronte a eventi potenzialmente critici, come l’attesa e la nascita di un figlio, difficilmente si pensa al padre come a un attore coprotagonista, piuttosto si tende a dare per scontato che metta da parte il proprio mondo interno e che si limiti a fornire sostegno e cura alla compagna. Numerosi studi, invece, ci parlano di grandi cambiamenti, anche ormonali, che avvengono nel neopapà già durante la gravidanza e dopo la nascita del bebè e che lo accompagnano nella creazione del nido e nella ricerca delle condizione ideali per un ascolto attivo del proprio bambino.
Alcuni uomini, davanti alla notizia della gravidanza, possono avere una prima reazione di “panico”. Si tratta principalmente di difficoltà connesse alla responsabilità di una nuova vita, che può far scaturire sensi di inadeguatezza, o anche di paure del cambiamento, di gelosie nei confronti della compagna o ancora della sensazione di perdita della propria libertà. Capita spesso, in questi casi, che il neopapà si concentri molto sul lavoro o sugli aspetti più pratici e organizzativi collegati alla futura nascita, perché questi diventano  obiettivi sicuri che servono a ridurre la confusione e l’incertezza che caratterizzano questo periodo”.

Come si fa a vivere questo straordinario e meraviglioso evento con la giusta consapevolezza?
“Per vivere questo evento con la giusta consapevolezza, il neopapà dovrebbe mettersi in discussione come figlio, come padre, come compagno e come persona e, partecipare il più attivamente possibile alla gravidanza, per prepararsi ad accogliere il nascituro e a sostenere la compagna. Molti futuri papà riportano la sensazione di sentirsi esclusi dalla relazione privilegiata che lega la madre e il figlio. Nello stesso tempo, alcune donne gravide lamentano di percepire i propri compagni come emotivamente distanti o poco partecipi. In realtà, spesso, si tratta di tempi di “maturazione della nuova identità” diversi, che non coincidono e che passano attraverso canali assolutamente personali. In questa fase è necessario che la donna  renda partecipe il futuro papà e, naturalmente, che l’uomo sia disposto a lasciarsi coinvolgere. Solo in questo modo la gravidanza potrà generare un canale comunicativo privilegiato all’interno della coppia e una vicinanza affettiva che faciliterà il passaggio dalla diade alla triade.
Per raggiungere una buona funzione paterna, il papà deve conquistare una nuova consapevolezza emotiva, che gli permetterà di instaurare un rapporto empatico con il proprio bambino, ovvero di entrare in contatto con le emozioni e le esigenze primarie del neonato e di saperle cogliere per rispondervi in maniera appropriata e puntuale”.