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La Rosolia

La rosolia: fondamentale la vaccinazione perchè è una  ben  nota  forma  clinica  esantematica, che  riguarda  prevalentemente  l’età  pediatrica e che si trasmette facilmente per via aerea. A provocare la malattia  è un  virus a RNA  (genere rubivirus, della famiglia dei Togaviridae). Il virus è rapidamente inattivato dal calore, dalla luce e dai comuni disinfettanti e l’uomo è l’unico ospite. La replicazione si verifica nel naso-faringe e nei linfonodi regionali. È possibile dimostrare la viremia fino a 7 giorni dopo l’esposizione. Rispetto alla comparsa dell’esantema la contagiosità si manifesta circa sette giorni prima e 5-7 giorni dopo. Nella metà dei casi la malattia è clinicamente asintomatica. I picchi epidemici si osservano ogni 10 anni circa. La rosolia è comunque endemica.

Rosolia: fondamentale la vaccinazione

La rosolia è tipica dell’età scolare

La  rosolia  è  tipica  dell’età  scolare,  con periodo di incubazione variabile da due a tre settimane.  La  forma  clinicamente  manifesta si caratterizza per un esantema con micropapule (escrescenze della pelle), che non hanno carattere confluente. La febbre è di solito discreta, ma possono essere osservati picchi oltre i 39°C. L’esantema  è  piuttosto  veloce  e  ha  un  caratteristico andamento  cranio-caudale.  I linfonodi della nuca e laterocervicali aumentano di volume: il malato  riferisce  spesso  artralgie  (di  solito prevalenti in età adulta). La linfoadenite (infiammazione  dei  linfonodi)  persiste anche per  un  mese.  La  durata  dell’esantema  non supera i 4 – 5 giorni. Ai fini della contagiosità si deve ricordare che il virus viene eliminato attraverso il naso-faringe fino a 14 giorni rispetto alla comparsa dell’esantema.

La rosolia congenita

La  sindrome da rosolia congenita può  colpire il feto in sviluppo quando la madre, non  protetta anamnesticamente  o  dal  vaccino,  contrae  l’infezione  durante  il  primo trimestre di gravidanza. È molto importante considerare  il  periodo  della  gravidanza  nel  quale  si  verifica  l’infezione.  Il  neonato  risulta colpito in circa il 40% dei casi quando l’infezione si è verificata nelle quattro settimane che precedono il concepimento.
Calcolando i casi entro le prime 12 settimane di gestazione, la probabilità supera di poco  il  50%.  Dopo  la  tredicesima  settimana  (fino  alla  26a)  il  rischio  scende  attorno a  20%.  Raramente  il  neonato  è  colpito  nel
terzo  trimestre  di  gravidanza, o comunque dopo la 26° settimana.

Associazione tra feto e virus

L’associazione tra danno fetale e virus  rubeolico risale a osservazioni dei primi anni quaranta del XX° secolo. È stata scoperta nel 1941 dall’australiano Norman McAllister Gregg. Gregg era un oculista pediatra, nato in
Australia. Durante la seconda guerra mondiale, lavorando nella sua città, fece l’osservazione  fondamentale  riguardante la comparsa di cataratta congenita in età infantile. Attraverso un’indagine svolta con le madri
di  bambini  affetti  da  cataratta  congenita intuì che le persone interrogate avevano contratto la rosolia durante  la  gravidanza. Sebbene  in  un  primo  tempo  non  tutti  fossero d’accordo sull’osservazione di Gregg, ben presto la correlazione fu accettata dalla comunità scientifica.

Le  caratteristiche  del  danno  da rosolia congenita sono definite proprio dalla triade di  Gregg,  costituita  da:

  • sordità  sensoriale
  • anormalità  oculari  (retinopatia,  cataratta, microftalmia)
  • difetti  cardiaci  congeniti (nella metà dei casi pervietà del dotto).

La vaccinazione anti-rosolia

Non essendoci terapia per contrastare il virus  rubeolico,  il  vaccino  utilizzato conferisce un’immunità per tutta la vita con una copertura superiore al 95%. La  vaccinazione  è  importante  per  le femmine  non  immunizzate  dopo  la  pubertà  e  anche  per  gli  operatori  che  lavorano  a contatto con bambini e con donne nell’età riproduttiva.  Lo  schema  consigliato  per  i  neonati prevede una prima somministrazione al dodicesimo mese di vita e un richiamo tra i 5 e i 6 anni. Il vaccino contro la rosolia è  combinato  con  il  vaccino  contro  il  morbillo  e  la  parotite  (vaccino  MPR).  La  vaccinazione  contro  la  rosolia  prevede  quindi la somministrazione di due dosi di vaccino MPR. La prima è eseguita a partire dai 12 mesi compiuti  e  comunque  entro  i  15  mesi  d’età. La seconda dose, prevista a 5-6 anni, si esegue  con  la  dose  di  richiamo  di  vaccino  DTaP (difterite – tetano – pertosse acellulare). In tal modo il vaccinato è protetto dal morbillo e contro la parotite.

Articolo a cura di Francesco Leone, Medico Chirurgo Specialista in Malattie Infettive. Direttore Sanitario Bios SpA

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