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Dopo l’articolo del Prof. Mauro Bozzola della scorsa settimana dedicato al tema della pubertà, oggi – sempre assieme al Professore – parliamo di pubertà anticipata.

Cos’è la pubertà anticipata

Quando i primi segni di sviluppo puberale iniziano a un’età appena superiore agli 8 anni, ma prima dei 10, si parla di pubertà “anticipata”. L’inizio della pubertà dipende in gran misura dalla predisposizione genetica, a cui si associano tutti i fattori che possono condizionare lo sviluppo come la nutrizione e la provenienza geografica.

Se la madre ha avuto una comparsa anticipata delle mestruazioni, è molto probabile che anche sua figlia le assomigli.

In presenza di sovrappeso o di obesità la pubertà potrà comparire prima delle coetanee poiché il tessuto adiposo è un organo endocrino che produce ormoni in grado di avviare la fase puberale. Sotto accusa sono anche i fenoli, gli ftalati e i fitoestrogeni utilizzati nella cosmesi e nei recipienti plastificati. Anche le carni “trattate” (per esempio con xenoestrogeni, usati per far crescere i vitelli) possono indurre un anticipo dello sviluppo sessuale. Sebbene non esistano stime precise, gli esperti concordano che i casi di pubertà precoce o anticipata appaiono in aumento rispetto ai decenni passati. Purtroppo, è difficile prevenire la pubertà anticipata perché le cause sono varie e su poche si può influire.

Senza contare che dalla fine del 1800 a oggi l’età del menarca è passata dai 16-17 anni ai 12 e mezzo per il miglioramento delle condizioni di vita.

Spesso una pubertà anticipata si osserva nelle bimbe adottate. La pubertà anticipata si presenta con un’accelerazione della velocità di crescita con passaggio della statura ad un percentile superiore, una progressione rapida degli stadi puberali (< 6 mesi tra uno e l’altro, mediamente) con rapido raggiungimento del menarca ed un’accelerazione della maturazione ossea. Questa condizione può portare a bassa statura definitiva, ma non è classificata come malattia rara a differenza della pubertà precoce.

La tumefazione mammaria: se già presente alla nascita

Una tumefazione mammaria, nota come “crisi genitale”, può già essere evidenziabile alla nascita sia nei maschi sia nelle femmine per il passaggio di estrogeni attraverso la placenta, con regressione spontanea nel giro di qualche settimana o mese. Potrebbe persistere anche oltre il primo anno di vita, sebbene più raramente, ma non richiede alcun trattamento specifico. A volte è possibile osservare la fuoriuscita di alcune gocce di latte, denominato “latte di strega”, che non richiede né l’applicazione di impacchi o creme né la spremitura. È opportuno comunque consultare il Pediatra curante in quanto questa condizione fisiologica va differenziata dalla mastite neonatale, che è una vera e propria infiammazione batterica della ghiandola mammaria, la quale richiede invece un trattamento antibiotico.

La tumefazione mammaria: se compare dopo la nascita

La tumefazione mammaria, non apprezzata alla nascita, può comparire nei primi anni di vita. L’aumentata sensibilità dei recettori della ghiandola mammaria riguarda non solo gli estrogeni passati attraverso la placenta, ma anche quelli introdotti accidentalmente con l’alimentazione tramite carni di animali trattate arbitrariamente con estrogeni per favorire un rapido sviluppo dell’animale (specie vitello e pollo) e verdure trattate per accelerarne la crescita (ad esempio carote, carciofi) riconoscibili per le grosse dimensioni, o con l’uso topico di prodotti cosmetici a contenuto di estrogeni vegetali e/o estratti placentari (specie negli shampoo per ammorbidire i capelli), oltre ai contaminanti ambientali, quali i pesticidi. Infatti, specialmente le carni trattate con estrogeni, contengono quantità non trascurabili di xeno-estrogeni, ovvero ormoni estranei all’organismo umano ma in grado di interagire con i recettori ormonali inducendo un più rapido sviluppo sessuale. Recentemente è stata sottolineata l’azione estrogenica della soia assunta come latte, latticini, biscotti ed hamburger vegetali, in quanto la genisteina, un fitoestrogeno presente nella soia, è in grado di legarsi ai recettori degli estrogeni e quindi attivare il meccanismo della pubertà.
Anche la plastica pare avere un ruolo nell’anticipazione della pubertà. Composti chimici come gli ftalati, derivati dal petrolio usati nell’industria delle materie plastiche per migliorarne la flessibilità e la modellabilità, producono effetti analoghi a quelli degli estrogeni. Contengono ftalati anche alcuni contenitori alimentari e dei fast food, oltre a prodotti per bambini quali bambole e vestiario, soprattutto di provenienza cinese. Il bisfenolo A è presente nel policarbonato che viene usato per produrre biberon e bottigliette diffondendosi nell’acqua e nelle bevande contenute. Si potrebbe ritrovare anche negli alimenti contenuti in involucri di plastica quando questi vengono riscaldati. Questo prodotto interagisce con il sistema endocrino come interferente endocrino, poiché mima l’azione degli estrogeni, inducendo un più rapido sviluppo sessuale. La Unione Europea ha dato indicazioni per ridurre l’esposizione al bisfenolo A evitando gli alimenti in scatole di plastica o policarbonato a meno che la confezione indichi che la plastica è esente da bisfenolo A.

Cosa fare quando la tumefazione mammaria non è dovuta ad una causa identificabile

Questo è il caso del telarca prematuro isolato, che compare generalmente nelle bambine di età inferiore ai 2 anni di vita (80% dei casi) ed è una manifestazione clinica benigna caratterizzata da un ingrandimento di una o di entrambe le mammelle senza altri segni di pubertà. È generalmente caratterizzato da areole mammarie senza la caratteristica pigmentazione della pubertà, dall’assenza di peluria pubica e da grandi labbra non “estrogenizzate”, cioè non mutate come morfologia e volume. È correlabile a livelli sierici di FSH più elevati rispetto alle coetanee, ma con valori di LH ed estradiolo normali per l’età. Il telarca generalmente tende a scomparire spontaneamente entro limiti di tempo variabili da pochi mesi ad alcuni anni. In rari casi, invece, tale regressione non si verifica, anzi progredisce verso una condizione di pubertà precoce.
In caso di telarca prematuro è sempre necessario contattare il Pediatra curante il quale, dopo un’accurata valutazione clinica, deciderà di:

  • controllare che il ritmo di crescita sia regolare e non presenti un’impennata (“scatto di crescita”) che denoterebbe un’accelerazione non fisiologica;
  • effettuare un’ecografia pelvica per verificare che l’utero e le ovaie appaiano di tipo ancora infantile;
    ed in caso di morfologia e dimensioni non più prepuberali;
  • eseguire una radiografia della mano sinistra per verificare che l’età ossea non sia avanzata rispetto all’età cronologica, indice di rapida maturazione.

Se questi accertamenti non indicano uno sviluppo puberale accelerato, il telarca prematuro viene controllato ogni 4-6 mesi, con monitoraggio della velocità di crescita, senza iniziare alcun trattamento farmacologico.

Quando il telarca prematuro evolve verso una pubertà precoce

Al telarca prematuro isolato si può associare un aumento della velocità di crescita (scatto di crescita con passaggio ad un percentile più alto) ed un accrescimento rapido degli organi pelvici (in particolare, del diametro longitudinale uterino e del volume ovarico). Questa condizione denominata “thelarche variant” deve essere monitorata accuratamente poiché, se progredisce rapidamente verso una pubertà precoce, deve essere sottoposta a trattamento frenante.

Articolo del Prof. Mauro Bozzola Medico Chirurgo Specialista in Pediatria ed Endocrinologia, Professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Pavia, operativo all’interno del servizio di Endocrinologia Pediatrica Bios Spa.

Per informazioni e/o prenotazioni chiama il CUP Bios allo 06/809641

 

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