Tu sei qui:
litigi tra fratelli

Un rapporto dai sentimenti ambivalenti

Non esiste tra fratelli un rapporto privo di conflittualità. La relazione tra fratelli offre anche preziose opportunità di confronto sociale, essendo di natura “orizzontale”, ovvero basata su ruoli pressoché simili all’interno della famiglia (si è entrambi figli di fronte ai genitori e fratelli l’uno con l’altro). Il conflitto tra fratelli è palestra di vita, opportunità di crescita, una sorta di gioco per il bambino, in cui ci si può mettere alla prova, testare le proprie capacità di risoluzione del litigio, provare il limite dell’altro e mettere alla prova i genitori. In tal senso, la presenza di coetanei o quasi coetanei in casa può incidere sul tipo, sulla qualità e sull’intensità del futuro “scambio sociale”.

L’importante è che il conflitto non degeneri in violenza.

I fratelli talvolta di fronte ai genitori agiscono con l’obiettivo di emergere e occupare un ruolo privilegiato ai loro occhi. Quando i fratelli sono vicini di età, è più probabile che le loro attività e interessi siano simili tra loro, e questo li porta a una maggiore competizione per soddisfare uno stesso bisogno. Tuttavia, una maggiore distanza di età non esime da situazioni di “rivalità”. Ciò che può fare la differenza è l’aver instaurato con ognuno dei figli un rapporto unico, di fiducia reciproca, che miri a valorizzare le risorse di ognuno dei fratelli, in modo che siano visibili l’uno all’altro.

Riconoscere i segnali di gelosia

Nel rapporto tra fratelli la gelosia si genera sin dalla nascita del  fratellino: il piccolo si sente abbandonato e “sostituito” dal nuovo arrivato e deve imparare a condividere quelle attenzioni che prima erano concentrate soltanto su di lui. La gelosia si può esprimere con diversi segni: innanzitutto la regressione a una situazione precedente per garantirsi di nuovo coccole, affetto e protezione; poi, l’isolamento, l’aggressività, l’eccessiva dipendenza e la manifestazione di atteggiamenti ostili o comportamenti distruttivi. Un bambino geloso prova paura e insicurezza: per tale ragione dovete vederlo come un bambino che attraverso un momento difficile della sua vita e non come un bambino che si comporta male o è diventato cattivo e dispettoso. Una punizione, inoltre, rafforzerebbe la sua idea di non essere amato, mentre l’espressione di affetto nei suoi confronti non può che rinforzare la sua autostima. Cosa possiamo fare? Innanzitutto dovete essere consapevoli del fatto che i litigi tra i figli sono inevitabili e il loro comportamento deve essere adeguato per non produrre futuri danni caratteriali.

Alcune indicazioni pratiche

  1. Lasciate che i figli si confrontino, esprimendo sentimenti di gelosia e di rabbia, permettendo loro di gestire autonomamente, senza interferenze, i momenti di tensione. La mediazione degli adulti si renderà necessaria solo per evitare che  le liti degenerino in vere e proprie risse, con pugni, schiaffi e parole offensive.
  2. Evitate favoritismi e confronti di qualsiasi genere.
  3. Stabilite a priori delle regole ben precise e il “prezzo” da pagare tassativamente nel caso di mancato rispetto (per esempio divieto di guardare la televisione, giocare, uscire, usare il computer).
  4. Evitate punizioni fisiche e incoraggiate i figli a risolvere da soli le proprie divergenze. • Se il litigio scaturisce da un conflitto importante è opportuno sollecitare la discussione concedendo a ogni bambino un certo tempo, senza essere disturbato, per esprimere le proprie ragioni e cercare di trovare una soluzione piuttosto che un colpevole.
  5. I genitori per primi dovrebbero dare l’esempio di saper affrontare i problemi quotidiani attraverso il dialogo e il confronto costruttivo.

n.b.

Spesso la noia è causa di litigi e si può prevenire organizzando attività per la famiglia nel tempo libero (passeggiate in bici, piscina, lezioni di ballo, palestra, visita a monumenti, pic-nic, gite).

Se vuoi richiedere un consulto o ricevere sostegno, presso il nostro Centro è attivo un servizio di Psicologia Clinica per la famiglia

 

 

Articolo tratto da “Il Bambino nella sua famiglia” a cura della SIPPS