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La scoliosi nei bambini

Con il termine “ scoliosi” si definisce una deviazione vertebrale che si manifesta con una deviazione laterale (rispetto ad una visione frontale o posteriore) accompagnata da una rotazione delle vertebre. La scoliosi tende ad evolvere e non si corregge spontaneamente. Si manifesta clinicamente con una sporgenza (gibbo) costale o lombare. La diagnostica per immagini delle scoliosi completa ed integra il quadro clinico, suoi scopi principali sono:

  1. Definire il tipo e il grado della scoliosi
  2. Completare l’orientamento terapeutico impostato nella valutazione clinica
  3. Monitorare l’evoluzione ed il trattamento

Attenzione: e’ importante distinguere tra “atteggiamento” scoliotico e scoliosi vera!

L’atteggiamento scoliotico

L’atteggiamento scoliotico è anch’esso una deviazione laterale del rachide, ma a differenza della scoliosi è in genere modesto, spesso dovuto a situazioni identificabili (ad esempio una dismetria), facilmente riducibile e spesso risolvibile. In questo caso manca l’elemento principale della scoliosi, ovvero la rotazione delle vertebre coinvolte nella curva, ovvero la “strutturazione” .Tuttavia può rappresentare la fase di esordio di una curva scoliotica. Nella scoliosi la rotazione vertebrale è sempre costante, anche se in parte riducibile, e questo rende rigida ed evolutiva, in grado variabile, la deformità.

Il gibbo

Il gibbo, ovvero la sporgenza asimmetrica e posteriore delle coste, è legata alla rotazione vertebrale. Nella rotazione delle vertebre, ad esempio dorsali, vengono coinvolti asimmetricamente gli archi costali, che posteriormente sporgeranno asimmetricamente, creando il cosiddetto “gibbo”.

Perché viene la scoliosi?

In linea generale la scoliosi può dipendere da tre condizioni:

  • Scoliosi idiopatiche: non si definisce nessuna alterazione morfologica delle singole vertebre, salvo quelle che possono derivare da curva molto angolate e strutturate.
  • Scoliosi congenite: derivano da anomalie, perlopiù congenite, della segmentazione vertebrale potendo essere sostenute da vertebre malformate, vertebre sovranumerarie e malformate, fusioni congenite variamente rappresentate, comprese fusioni intercostali.
  • Scoliosi derivanti da patologie preesistenti, come malattie neuromuscolari, diverse sindromi, malattie del connettivo, oppure secondarie a interventi o traumi.

In rapporto alla età di comparsa si parla di scoliosi infantili ( comparsa prima dei 9-10 anni, prevalenti nei maschi, poco frequenti) , scoliosi dell’adolescente ( 9-16 anni, più frequenti, prevalenti nelle femmine con rapporto 4:1) e scoliosi evolutive dell’adulto.
L’incidenza della scoliosi è valutata intorno al 2% nella popolazione, ma solo lo 0,5% sviluppa curve oltre i 20%. Oltre i 30° una curva inizia a diventare di potenziale interesse chirurgico, e va valutata da specialisti del settore.

La diagnosi per immagini

Nelle forme congenite la diagnosi per immagini deve definire:

  • numero
  • sede e caratteristiche della anomalie vertebrali
  • eventuale coinvolgimento delle strutture endorachidee ( midollo sin dalla porzione endocranica sino al sacro)

Per questi aspetti si deve ricorrere al completamento con studio TC , in particolare nelle malformazioni più complesse e curve di elevato valore angolare, difficili da analizzare con il solo studio radiografico e alla Risonanza Magnetica ( RM) per uno studio delle strutture endorachidee e cerebrali. Questo anche ai fini di una pianificazione chirurgica dove necessaria la Risonanza Magnetica può essere richiesta, più di frequente nelle curve dorsali sinistro convesse, anche idiopatiche, ove anomalia silenti clinicamente della struttura midollare sono segnalate in letteratura.

Nei pazienti sottoposti a riduzione e stabilizzazione chirurgica della scoliosi , in genere effettuata mediante applicazione di strumentari metallici anche estesi, in rapporto alla curva originaria, la diagnostica per immagini viene effettuata prevalentemente con studio radiografico sottocarico. Gli esami sono richiesti per due condizioni principali:

  • monitoraggio della curva trattata
  • valutazione di eventuali complicanze ( rotture o disancoramenti di parte dello strumentario metallico). In questi casi a volte lo studio radiografico deve essere completato da studio TC.

La scoliosi in età evolutiva

Nelle scoliosi evolutive dell’adulto allo studio radiografico standard è più di frequente l’associazione con studio RM. Queste forme di scoliosi, spesso sono una ripresa di evoluzione di una scoliosi moderata diagnosticata in età scolare, possono diventare dolorose ( la scoliosi idiopatica dell’adolescente è per lo più asintomatica) per il coinvolgimento di strutture discali e radicolari, ben studiabili con la Risonanza Magnetica.

Lo studio radiografico 

Per quanto riguarda lo studio radiografico e gli aspetti protezionistici lo studio radiografico va sempre affrontato dopo una appropriata valutazione clinica. Con le apparecchiature oggi in uso (radiografia digitale) e rispettando le consuete attenzioni protezionistiche, l’esposizione è piuttosto limitata, simile a quanto si può raggiungere in qualche giorno di esposizione al fondo naturale.
Nella evoluzione della scoliosi bisogna attendersi l’esecuzione di numerosi controlli radiografici. Questo sia nella fase di esordio (identificazione e definizione del tipo di scoliosi) che negli anni successivi, secondo le indicazioni dell’ortopedico.
Alcune forme di scoliosi possono richiedere controlli più frequenti, come ad esempio nelle forme infantili e per alcune forme congenite, perché il loro potenziale evolutivo è maggiore, così come per alcune condizioni patologiche ( malattie neuromuscolari, malattia di Recklinghausen, etc.)
Vale sempre il principio che le radiografie che “ fanno male” sono quelle inutili. Per le altre il rapporto costo/benefici, in termini di esposizione, è sempre favorevole al paziente.

 

Articolo a cura del Dr. Mauro Colajacomo Medico Radiologo

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