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Anoressia e bulimia nei bambini

A cura di  dott.ssa Rossella Aromando, Psicologa e Psicoterapeuta, specialista in terapia relazionale integrata


I Disturbi del Comportamento Alimentare

I disturbi dell’alimentazione sono tipicamente caratterizzati da un’estrema preoccupazione circa la propria immagine corporea, che si traduce in gravi disordini della condotta alimentare, caratterizzati da una drastica riduzione o da un aumento compulsivo del consumo di cibo. I Disturbi del Comportamento Alimentare sono sindromi gravi e complesse. Pur essendo ampiamente riconosciuta la loro eziologia multifattoriale, data da componenti sociali, familiari, individuali e neurobiologiche, rimangono ancora da definire chiaramente le cause alla base della loro eziopatogenesi e del loro decorso.

L’alimentazione

L’alimentazione svolge una funzione essenziale fin dalla nascita, perché rappresenta il primo rapporto del bambino con il mondo esterno e costituisce uno dei principali organizzatori psichici e relazionali per lo sviluppo del soggetto nell’infanzia. Nell’essere nutrito, il bambino impara il senso del piacere, inizia a reggere le frustrazioni e la sofferenza dell’attesa, saggia affetti ed emozioni. Ogni bambino presenta, sin dalla nascita, uno schema individuale di alimentazione e di accrescimento. Le risposte dei genitori ai segnali del neonato hanno un ruolo fondamentale per lo sviluppo della capacità di autoregolazione. Quando le modalità di accudimento risultano confuse e incoerenti con i bisogni del bambino, determinano delle reazioni difensive e compensatorie, tanto più patologiche quanto più è precoce la necessità di attivarle.

Anoressia e bulimia

Nella patologia anoressica e bulimica, la difficoltà con il corpo e con il cibo è la traduzione, in un linguaggio somatico e concreto, delle difficoltà vissute con le percezioni corporee, con le emozioni e con le relazioni. Il cibo diviene allora anche l’oggetto sul quale veicolare tutte le difficoltà relazionali, trasformando la patologia delle relazioni in patologia del rapporto con il cibo (Montecchi, 2016). La prevenzione delle precoci cronicizzazioni della patologia del comportamento alimentare parte dalla necessità di sviscerare tutte le condizioni individuali, sociali e familiari che predispongono al disagio.

Cosa fare

E’ importante tracciare un percorso che parte da un’osservazione attenta delle modalità comunicative e relazionali dei bambini e delle famiglie, dalla gravidanza fino all’adolescenza, soffermandosi sugli indicatori predittivi di rischio e terminando con la descrizione dettagliata dei disturbi alimentari e delle metodologie di intervento.

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