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Articolo a cura della Dr.ssa Rossella Aromando Psicologa/psicoterapeuta, specialista in Terapia Relazionale Integrata

Lo sviluppo della competenza genitoriale

Lo sviluppo della competenza genitoriale avviene nel corso del tempo, come esito di un’interazione complessa data dalle caratteristiche individuali e relazionali, dal temperamento del bambino e dalle possibilità offerte dal contesto sociale. Si tratta di un processo dinamico, che richiede un buon adattamento tra lo stadio evolutivo del minore e le capacità ricettive e adattive dell’ambiente di riferimento. Una sana genitorialità necessita di uno spazio mentale e relazionale, entro il quale confluiscono le storia di vita affettiva dei genitori, i personali e reciproci legami di attaccamento, la capacità di regolazione dei propri stati emotivi e la flessibilità al cambiamento. La disponibilità a fornire cure adeguate non è specificatamente una modalità istintuale, ma è strettamente connessa alle capacità cognitive, affettive e relazionali dei genitori.

Il percorso

Il percorso di costruzione della genitorialità è un processo circolare, all’interno del quale le caratteristiche temperamentali dei figli hanno un ruolo fondamentale. Fin dalla nascita il bambino è dotato di abilità sociali che lo rendono competente nel creare relazioni e legami di attaccamento. Queste competenze di base necessitano, tuttavia, di un incontro ripetuto con una madre capace di riflettere, contenere e alleviare il disagio, rinforzare la capacità del bambino di tollerare gli affetti negativi e incrementare la sua fiducia nel fatto che il bisogno di un supporto ausiliario per la regolazione degli affetti non resterà insoddisfatto. Negli ultimi decenni, il campo di osservazione della ricerca e della clinica della psicologia dello sviluppo ha abbracciato differenti approcci teorici che passano dalla psicoanalisi infantile, per arrivare all’Infant Research, agli interventi clinico-sperimentali, alle neuroscienze.

Cosa dice la letteratura

La letteratura internazionale evidenzia l’importanza della qualità precoce dell’interscambio affettivo tra genitori e bambini. Di conseguenza, anche le modalità di intervento si sono focalizzate non più solo sul singolo bambino o sui genitori, ma sulla relazione stessa e sui disturbi relazionali. A tal proposito hanno avuto un peso rivoluzionario le evidenze sperimentali delle neuroscienze che, attraverso le tecniche di neuroimaging, hanno dimostrato che gli apprendimenti modulati da un dialogo non verbale e dalla qualità della relazione con il caregiver intervengono per costruire i processi regolatori psicobiologici e arrivano a condizionare la stessa maturazione cerebrale, in maniera ottimale piuttosto che patogena.

Importanza dell’empatia emotiva

Molti studi ipotizzano che il bambino fin dalla nascita riconosca le emozioni di chi lo accudisce attraverso i neuroni specchio, riproducendole nella sua mente e risuonando quindi con esse. Una crescita psichica del bambino, dunque, parte dall’osservazione del comportamento dell’altro che permette l’attivazione dei neuroni specchio, ma deve passare necessariamente dalle componenti modulatorie e/o complementari dell’empatia cosiddetta “emotiva”. Una differenza minima permette processi di apprendimento o di aggiustamento di stati neurofisiologici; mentre differenze superiori a una certa soglia non permettono la crescita e il cambiamento.

La coppia madre-bambino

Nella coppia madre-bambino ci sono momenti di mancata sintonia o di conflittualità, all’interno dei quali il bambino è in grado di proporre alcuni schemi motori (come il pianto, la protesta, facce curiose) per ristabilire il rapporto con la madre. Dal punto di vista evolutivo, questi momenti di reciproco distacco hanno un valore adattativo e promuovono una matrice intersoggettiva. Le ricerche evidenziano come le madri che si dimostrano capaci di rispondere in modo sintonizzato ai diversi stati emotivi, positivi e negativi, espressi dal proprio figlio, amplificano gli stati emozionali positivi e facilitano il controllo di quelli negativi, riducendo l’impatto della paura, dell’ansia, della tristezza. Prendiamo, invece, il caso di una madre che non riesce a sintonizzarsi con stati emotivi negativi del figlio, esempio la paura.

L’importanza delle reazioni

Nel momento in cui il bambino comunica tale vissuto alla madre, essa entrerà in risonanza e proverà ad esempio a distrarre il bambino con un’espressione marcata di felicità, restituendogli un rispecchiamento incongruente, dettata dalla modalità del “far finta”. Questa modalità, ripetuta nel tempo, verrà sconnessa dal genitore e attribuita al bambino stesso, attraverso rappresentazioni interne secondarie e distorte, che gettano le basi per la costruzione del falso sé. Per dirla con Winnicott, il falso sé si fonda falsamente sull’accondiscendenza ai bisogni e desideri altrui invece che ai propri. A questo punto è necessario porre l’accento su un altro compito del caregiver, necessario alla crescita di una “buona relazione”. Parliamo della rêverie materna, come l’ha denominata Wilfred Bion, ovvero della capacità della madre di contenere le angosce del proprio figlio, di dargli un significato e di restituirgliele già digerite (e quindi più tollerabili)…

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La Dr.ssa Rossella Aromando, Psicologa e Psicoterapeuta, specialista in Terapia Relazionale Integrata, riceve presso il nostro Centro previo appuntamento. Per informazioni e/o prenotazioni 06/809641