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Federica_Rota_allergologia_BiosIntervista alla dottoressa Federica Rota, Medico Chirurgo, Specialista in Allergologia e Immunologia Clinica del team Bios Diagnostica Specialistica Pediatrica.

Le allergie alimentari sono un problema in costante aumento, soprattutto nei bambini: in Italia oggi il 20% dei bambini in età evolutiva soffre di problemi di allergia (mentre negli anni ’90 ne soffriva solo il 7%). Tra le cause principali di questa impennata i frenetici stili di vita, l’inquinamento, lo stress e la cattiva alimentazione.  Per conoscere quali sono le principali allergie alimentari e capire come riconoscerle, abbiamo fatto qualche domanda alla dottoressa Federica Rota, Medico Chirurgo, Specialista in Allergologia e Immunologia Clinica del team Bios Diagnostica Specialistica Pediatrica.

 

1.    Quali sono le allergie alimentari più frequenti in età pediatrica? Da cosa possono dipendere?

La prevalenza esatta dell’allergia alimentare è difficile da accertare, durante i primi anni di vita si stima che vi sia un picco che interessa tra il 6 e l’8% dei bambini ed è più spesso causata da latte, uova, arachidi, pesce, frutti di mare, soia e grano; benché tutti gli alimenti possono indurre reazioni allergiche. La maggior parte dei bambini, durante il primo decennio, negativizza l’allergia verso latte, uova, frumento, soia, ma le allergie nei confronti delle arachidi, noci, pesce e frutti di mare sono spesso conservate per tutta la vita. Nonostante i problemi metodologici, sembra che dalla fine del 1950, l’incidenza delle allergie nei paesi sviluppati sia aumentata progressivamente e la ragione di questo incremento rimane sconosciuta.
Sembra che la geografia e l’etnia possano influenzare sia la prevalenza di alcune allergie alimentari che il tipo di risposta immunologica a singoli componenti allergenici all’interno del cibo. Queste differenze geografiche potrebbero essere dovute a differenze ambientali nei livelli di esposizione agli allergeni o a diverse preparazioni ed elaborazione di allergeni, ma potrebbe risultare anche da differenze genetiche ancestrali. Il genere M/F può essere correlato all’allergia alimentare, infatti il cambiamento in frequenza relativa di allergia alimentare tra l’infanzia, l’adolescenza, e l’età adulta suggerisce che il sesso potrebbe influenzare l’espressione di allergia, possibilmente attraverso influenze endocrine. Negli ultimi 3 decenni, marcati cambiamenti nella dieta hanno portato i ricercatori a suggerire che le differenze di macronutrienti e il contenuto di micronutrienti nella dieta potrebbe spiegare l’aumento delle allergie. In discussione rientrano i livelli di vitamina D, l’aumento del consumo di acidi grassi polinsaturi, e la riduzione del consumo di olio di pesce, con una riduzione degli acidi grassi polinsaturi; la diminuzione consumo di frutta e verdura (contenenti antiossidanti, come la vitamina C, vitamina E, b-carotene, il selenio, e lo zinco), l’obesità. In generale, le allergie sono associate allo stile di vita occidentale. L’ipotesi igienica propone che la mancanza della esposizione agli agenti infettivi durante la prima infanzia, aumenta la predisposizione alle malattie allergiche modulando lo sviluppo del sistema immunitario, anche se esistono dati limitati per l’ipotesi igienica rispetto all’allergia alimentare. Importanti domande rimangono circa l’esposizione agli allergeni alimentari nella dieta materna e del bambino. La posizione più recente è che ” la prova attuale non supporta un ruolo di primo piano per le restrizioni dietetiche della mamma in gravidanza o allattamento”.
Ci sono anche poche prove che ritardare tempi di introduzione degli alimenti complementari oltre i 4-6 mesi di età previene la comparsa della malattia atopica; al contrario alcuni recentissimi studi supportano l’esposizione orale precoce come un metodo efficace per prevenire lo sviluppo di allergia.
La sensibilizzazione agli allergeni alimentari infatti non si verifica come risultato del consumo, ma attraverso altre vie di esposizione. Si propone una ipotesi alternativa, suggerendo che una esposizione cutanea precoce alle proteine alimentari attraverso una barriera cutanea danneggiata porta ad una sensibilizzazione allergica e che invece una esposizione orale precoce agli allergeni alimentari induce tolleranza.

 

2.    Dottoressa Rota, può spiegare ai genitori come capire se il proprio bambino ha un’allergia alimentare?

Le allergie alimentari comprendono un ampio spettro di disturbi, dovuti ad una risposta immunologica anomala agli antigeni alimentari. Le reazioni IgE-mediate sono più comuni e inducono una varietà di sintomi che sono a rapida insorgenza e possono manifestarsi con rossore, prurito della pelle e / o orticaria, nausea, dolore addominale e / o vomito, con broncospasmo da lieve a grave e distress respiratorio, ipotensione , fino al collasso cardiocircolatorio. Esistono inoltre una certa quota di reazioni non IgE mediate quali esofagite eosinofila, colite eosinofila ed enterocolite indotta da proteine alimentari. Più raramente la dermatite atopica può essere espressione di una allergia alimentare di tipo ritardato.

 

3.    Come si deve intervenire in caso di allergia alimentare?

La corretta gestione delle allergie alimentari comporta una corretta diagnosi ottenuta tramite una storia clinica dettagliata, studi di laboratorio (test cutanei e / o la ricerca delle IgE per specifici prodotti alimentari, e spesso il test di provocazione per via orale), una educazione rigorosa alla prevenzione alimentare, la fornitura di un piano di emergenza e la prescrizione di farmaci (ad esempio, antistaminici, steroidi e l’adrenalina autoiniettabile) per il trattamento di ingestioni accidentali. Negli ultimi anni, il campo delle allergie alimentari è passato attraverso una notevole crescita e i progressi tecnici hanno permesso una crescente comprensione delle basi immunitarie di reattività clinica agli allergeni alimentari. C’è molta attenzione sul ruolo dei fattori di rischio ambientali, tra cui la dieta e il microbiota, su cui possiamo cercare di intervenire. Un certo numero di approcci di immunoterapia sono attualmente sotto inchiesta, comprese le diverse vie di immunoterapia (orale, sublinguale, e epicutanea), l’immunoterapia con proteine ricombinanti modificate, e l’utilizzo di anticorpi mono-clonali anti-IgE in combinazione con l’immunoterapia. Sfruttando i recenti progressi combinati nei campi della immunologia, nutrizione, e microbioma, è possibile fare notevoli passi avanti nella prevenzione e nel trattamento-mento della allergia alimentare.

 

GLI ESAMI DI LABORATORIO EFFETTUABILI PRESSO IL NOSTRO CENTRO

I Prick Test sono il primo esame diagnostico che si esegue, utilizzando gli estratti allergenici disponibili in commercio, oppure con l’alimento fresco (Prick by Prick) qualora l’estratto non sia disponibile o qualora si voglia testare l’alimento crudo o cotto. I Prick Test sono attendibili a qualsiasi età poiché la cutipositività è correlata con il grado di sensibilizzazione. Gli Atopy Patch Test con allergeni alimentari possono essere un’indagine utile in pazienti con sospetta allergia alimentare, ma attualmente non vengono raccomandati nella routine perché sono necessari ulteriori studi di validazione e standardizzazione. Il dosaggio delle IgE specifiche rappresenta il passo complementare o l’alternativa ai Prick Test per effettuare la diagnosi di allergia alimentare in casi particolari come la presenza di dermatiti estese, spiccato dermografismo o terapie in atto che interferiscono con l’esecuzione dei Prick Test (es. antistaminici).

È importante ricordare che la presenza di IgE specifiche non vuol dire necessariamente “malattia allergica”.
Altre metodiche di laboratorio estremamente nuove e sofisticate impiegate come indagini di secondo e terzo livello includono l’Allergene Microarray e il Test di Attivazione dei Basofili. Queste metodiche hanno consentito un aumento delle conoscenze dei meccanismi patogenetici alla base delle patologie immuno-allergiche, permettendo diagnosi estremamente specifiche, precoci e approcci terapeutici mirati.

Fondamentali per la diagnosi di allergia alimentare sono la dieta di eliminazione diagnostica e il test di provocazione orale. Dopo aver eliminato dalla dieta l’alimento sospetto per un tempo congruo e aver verificato la regressione dei sintomi si procede al test di provocazione orale (TPO) con l’alimento in causa. Questo test, quando effettuato in doppio cieco controllato con placebo (DBPFC), rappresenta il gold standard nella diagnosi di allergia alimentare. Tuttavia per la difficoltà di esecuzione di quest’ultimo, più frequentemente il TPO viene eseguito “in aperto” quindi sia il medico che il paziente sanno cosa si somministra.